Paolo Isotta, Corriere della Sera, 01/04/1998, 1 aprile 1998
«Sarebbe semplice e consolante l’attribuire lo scarso rilievo che i mezzi di comunicazione di massa hanno dedicato alle Nove Sinfonie di Beethoven a invidia di altre città per Milano, di altre orchestre per la Scala o di altri giornali per il ”Corriere” [
«Sarebbe semplice e consolante l’attribuire lo scarso rilievo che i mezzi di comunicazione di massa hanno dedicato alle Nove Sinfonie di Beethoven a invidia di altre città per Milano, di altre orchestre per la Scala o di altri giornali per il ”Corriere” [...] In realtà, la critica musicale è finita. I direttori bastantemente ciucci si sarebbero fatti venire l’acquolina in bocca se il ciclo fosse stato diretto, che so, da Luciano Pavarotti, che non sa leggere la musica, o da Naomi Campbell, magari con la parte del corpo che giustamente di lei viene più celebrata. Altrimenti i direttori bastantemente ciucci dicono che, svolta così, la critica musicale non interessa a nessuno: la sopporterebbero fatta da Beniamino Placido o da Alba Parietti. I meno ciucci oppongono lo scadente livello dei critici musicali attuali. Ciò è più difficile da contestarsi, come prova il fatto che i predetti, institore un sommo cervello, si son costituiti in Sindacato; per quanto concerne me stesso, già dichiarai che la mia divisa araldica, in quanto critico, può esser solo ”faute-de-mieux”; si potrebbe tuttavia ribattere che se i direttori dei quotidiano comprendessero che il pubblico della musica classica è assai più selezionato di un tempo e gradirebbe guide autorevoli specie intorno a cio che non ha potuto ascoltare, molti giovani di talento, che alla critica vorrebbero dedicarsi non diverrebbero, grazie anche al consiglio di chi scrive, titolari di Sim o cistercensi».