Sandro Viola, la Repubblica, 15/04/1998, 15 aprile 1998
«Antonio Ripa era stato messo a bottega da un falegname a otto anni. Botte in testa a ogni errore, nessuna paga, anzi regali dei genitori (un litro d’olio, una ricotta, regali pesantissimi per gente tanto povera) al padrone della bottega; pane e cipolla all’ora di pranzo, e la sera a casa, un piatto di piselli secchi o rape o lampaggioni
«Antonio Ripa era stato messo a bottega da un falegname a otto anni. Botte in testa a ogni errore, nessuna paga, anzi regali dei genitori (un litro d’olio, una ricotta, regali pesantissimi per gente tanto povera) al padrone della bottega; pane e cipolla all’ora di pranzo, e la sera a casa, un piatto di piselli secchi o rape o lampaggioni. Poi, verso i vent’anni, aveva aperto la sua bottega. ’Botte non ne prendevo più - racconta - ma per il resto tutto era quasi come prima [...] La carne si comprava a Natale e a Pasqua, la pastasciutta era un’eccezione. Lo sa che facevano i contadini? La domenica, se avevano mangiato pasta al sugo, si gettavano un po’ di pomodoro sulla camicia, così che quando poi, nel pomeriggio, andavano a passeggiare in piazza, tutti vedessero che avevano mangiato bene, da signori».