Susanna Alessandrini, Mff, 30/04/1998, 30 aprile 1998
La crisi asiatica «si ripercuoterà sul sistema industriale italiano entro la fine dell’anno. I paesi tipicamente trasformatori, quindi simili all’Italia, come Corea, Thailandia e Malaysia immetteranno sul mercato merci, ceteris paribus, scontate di percentuali comprese tra il 25 e il 30%, grazie alla svalutazione monetaria
La crisi asiatica «si ripercuoterà sul sistema industriale italiano entro la fine dell’anno. I paesi tipicamente trasformatori, quindi simili all’Italia, come Corea, Thailandia e Malaysia immetteranno sul mercato merci, ceteris paribus, scontate di percentuali comprese tra il 25 e il 30%, grazie alla svalutazione monetaria. Il che significherà per i produttori italiani perdere, dopo la fascia bassa e medio bassa del mercato, anche la fascia media» Come è stato fatto questo calcolo? «Il ragionamento sottostante è fin troppo semplice se sui prezzi finali il costo delle materie prime incide per un 15%, e i costi di trasformazione per il restante 85%. Allora per la forte svalutazione monetaria verificatasi nell’area le materie prime vengono a essere pagate il doppio e invece i costi di trasformazione negoziati in moneta locale vengono a essere pagati la metà. Sommati i valori si arriva allo sconto appunto intorno al 25%. E quindi i prodotti appariranno sui mercati terzi come Usa, Germania, Regno Unito e paesi scandinavi, che sono destinatari delle esportazioni del tessile dell’abbigliamento e degli accessori italiani, con caratteristiche simili a prezzi di molto inferiori a quelli che le aziende italiane del settore possono proporre» (Francesco Pellati, responsabile commerciale della Bianchi & Nardi, azienda pellettiera di Scandicci, a Susanna Alessandrini).