Nello Ajello, la Repubblica, 12/05/1998, 12 maggio 1998
«Il 2 aprile scorso, nel capoluogo laziale un ragazzo del liceo scientifico Paolo Ruffini - una classe quinta, sezione D - dopo aver risposto poco o male alle domande del professore di filosofia ha avuto con lui un’agitata contesa verbale
«Il 2 aprile scorso, nel capoluogo laziale un ragazzo del liceo scientifico Paolo Ruffini - una classe quinta, sezione D - dopo aver risposto poco o male alle domande del professore di filosofia ha avuto con lui un’agitata contesa verbale. Più tardi, all’uscita, la competizione fra docente e discente si è trasferita dal campo culturale in quello podistico. Il giovane ha inseguito l’anziano lungo il corridoio fra la costernazione - o forse il diletto - generale. Non risulta, dato anche lo svolgersi fulmineo dei fatti, che l’inseguimento abbia originato fra i presenti opposte manifestazioni di ”tifo” a favore dell’uno o dell’altro, come capita quando qualche calciatore, minacciato di sanzioni, rincorre l’arbitro. Quanto a freschezza di gambe, fra i due non poteva d’altronde esserci gara. Bruciato allo sprint, il professore lamentò anche la maggior destrezza del suo antagonista nella lotta libera: risulta che la somministrazione di pugni e calci, in quel corridoio, sia stata a senso unico. Nella sua antica saggezza, il poeta Giovenale aveva risolto la questione in maniera lampante: non c’è rissa, aveva decretato, ”quando tu mi picchi e io mi limito a buscare”».