Gillo Dorfles, Corriere della Sera, 10/05/1998, 10 maggio 1998
«Come si spiega che, in italiano, non esiste una parola apposita a indicare quella particolare ”gioia maligna per il male altrui” per la quale, invece, tanto il russo (’zloradstvo”) che il tedesco (’schadenfreude”) possiedono un termine esatto? Forse perché, da noi, questo sentimento è poco diffuso? [
«Come si spiega che, in italiano, non esiste una parola apposita a indicare quella particolare ”gioia maligna per il male altrui” per la quale, invece, tanto il russo (’zloradstvo”) che il tedesco (’schadenfreude”) possiedono un termine esatto? Forse perché, da noi, questo sentimento è poco diffuso? [...] Ma forse la vera ragione della sua mancanza, nella nostra parlata, è dovuta al fatto che l’Italia non ha di solito il ”coraggio della propria malignità”».