Enrico Benedetto, La Stampa, 28/05/1998, 28 maggio 1998
Su pitali, bidet e simili
«Bourdalou era un predicatore celeberrimo per la sua facondia al tempo dell’Ancien Régime. Ma trecento anni dopo, scomparso dai manuali omiletici, sopravvive in quelli sull’igiene personale Con Bourdalou si designa ancora oggi un pitale da chiesa in cui l’incontinenza fisiologica delle dame, messa a dura prova da quella oratoria sul pulpito, trovava sollievo - complici le ampie gonne - senza eccessivo scandalo per il pio luogo. Ma anche il più diffuso e anodino bidet ha bei retroscena da raccontare. Italianizzandolo in bidè, il Duce ignorava forse che l’utensile in maiolica deve il suo rilancio nell’evo moderno a un condottiero non meno dispotico: Napoleone. Che volle farlo adottare dai suoi ufficiali sollevando - immaginiamo - diffusa reticenza. Bisogna comunque precisare: in versione maschile il ”bidetto” (si diceva così, nell’800) era più lungo, e ad altezza di lavandino. L’igiene d’antan, sporca ma non infelice, e le sue peripezie trovano nella Nièvre un’expò dottissima, pruriginosa, e spesso comica. «Où il y a de l’hygiène» raccoglie pezzi abitudini, pregiudizi, leggende e usi che attraverso i secoli collegano le romane terme alla doccia polifunzionale. Detto en passant, il sistema unisex Caracalla era efficace. Ma il patriarca di Bisanzio che preferiva fare il bucato all’anima trascurando un corpo sozzo per antonomasia, scagliò l’anatema contro le termali lascivie. Scompare, dunque, la toilette pubblica. E la privacy, be’... lascia a desiderare. In Francia lo shampoo era pratica bimestrale. Denti e piedi, li si lavava invece ogni settimana. Ma allora, perché la bidetmania? L’igiene - termine che esordisce in francese solo nel 1575 - non c’entrava. Rinfrescarsi il pube infiammato da Eros serviva a scongiurare le malattie veneree. In argot, ”cavalier Bidet” non designa forse un macrò? E nei modelli più raffinati Cupido fa capolino. Ci sono quelli a due piazze saffici, o per contarsela tra amiche nell’attesa che gli afrori sbolliscano. E alcuni oggetti unici, fastosi. La Pompadour esigeva classe, ori e raffinatezza anche nel bacino intimo. I suoi amanti l’accontentarono. E Luigi XIV strafece: Jacuzzi ante litteram la vasca ottagonale in marmo rosa è larga 3 metri. Ignorava, la favorita del re, che nella IV Repubblica la plebe avrebbe condiviso le sue delizie. 1950: il bidet sbarca negli alloggi Iacp transalpini. Misure standard: 66 cm x 30. All’epoca, perlomeno, decideva Parigi. Oggi è Bruxelles che impone le regole. L’eurocrazia cavalca senza pudori il bianco manufatto. Non ci rimane che la nostalgia. Gli acquamanili per esempio, cioè vasi da cui attingere acqua per le abluzioni. Non semplici brocche, ma allegorie scolpite. E poi i nécessaires da toeletta. Maria Antonietta ne aveva uno portatile. Straordinario. Legni rari; argento, cristallo. Le donne borghesi rivaleggiarono per imitarne i rituali igienici. Farsi installare un ”cabinet” con vasca fu à la page. Ma la Restaurazione cattolica bloccò i giochi bagnati: lavarsi le pudenda favoriva l’onanismo. E il dott.Delacroux, un luminare, offrì un alibi scientifico all’interdizione religiosa: ”Lavatevi e diventerete sterili”. Come stupirsi che nel 1865 due francesi su tre soffrissero di leucorrea?ª