Ennio Caretto, Corriere della Sera, 11/07/1998, 11 luglio 1998
La Noushab, ditta iraniana che imbottigliava e distribuiva su licenza la Coca Cola, in seguito all’embargo americano ha deciso di produrre la bibita in proprio vendendola nelle vecchie bottiglie con etichetta originale rimaste nei magazzini
La Noushab, ditta iraniana che imbottigliava e distribuiva su licenza la Coca Cola, in seguito all’embargo americano ha deciso di produrre la bibita in proprio vendendola nelle vecchie bottiglie con etichetta originale rimaste nei magazzini. Querelata dalla multinazionale americana (solo un terzo degli esperti ha saputo distinguere la Coca Cola vera da quella falsa) è stata autorizzata dal tribunale di Teheran a continuare ad usare le bottiglie ma le è stato ordinato di togliere l’etichetta. Poiché la casa di Atlanta era ricorsa in appello per avere indietro le bottiglie, la Noushab l’ha accusata di «ingiustificata cessazione delle forniture e degli investimenti» e ha preteso un risarcimento di 72 milioni di dollari (quasi 130 miliardi di lire): come dimostra il caso di un’altra ditta iraniana (la Khoshgovar) che riceve tuttora la bevanda dalla filiale irlandese della Coca Cola, l’embargo può essere evitato. La Noushab continuerà comunque a vendere la bibita in bottiglie diverse col nome di Coulack Cola.