Rita Querz, Corriere della Sera, 07/08/1998, 7 agosto 1998
Secondo una ricerca dell’Employee relocation council, istituto di Washington che analizza i trasferimenti dei lavoratori dipendenti negli Stati Uniti, i mariti americani sono disponibili e tolleranti con le donne in carriera, al punto da essere disposti a seguire la moglie che deve cambiare città per motivi di lavoro (nel 1980 il 5 per cento dei dipendenti trasferiti, oggi il 17 per cento, di cui tre quarti sposate)
Secondo una ricerca dell’Employee relocation council, istituto di Washington che analizza i trasferimenti dei lavoratori dipendenti negli Stati Uniti, i mariti americani sono disponibili e tolleranti con le donne in carriera, al punto da essere disposti a seguire la moglie che deve cambiare città per motivi di lavoro (nel 1980 il 5 per cento dei dipendenti trasferiti, oggi il 17 per cento, di cui tre quarti sposate). Il quotidiano ”Usa Today” ha pubblicato un decalogo per gli uomini pronti a sacrificarsi per le mogli: frequentare corsi di aggiornamento professionale, riscoprire i piaceri della casa e della famiglia, vivere la nuova città ecc. Partners tanto disponibili hanno aiutato le americane a salire negli organigrammi aziendali. In Italia, secondo i dati di una ricerca del Cnel, nelle aziende private con più di 500 dipendenti solo il 3 per cento dei dirigenti è donna. La percentuale sale a poco meno dell’8 per cento nelle piccole aziende. «Mettere d’accordo famiglia e lavoro è difficile per chi fa carriera da dipendente più ancora che per le imprenditrici. In un certo senso è anche un po’ colpa delle donne. Le americane sono disposte a scambiare i ruoli all’interno della famiglia senza troppi problemi. Da noi, invece, poche continuerebbero a essere attratte da un compagno che rinuncia al proprio lavoro per indossare grembiule e pattine» (Etta Carignani, presidente dell’Aida, l’Associazione italiana donne dirigenti d’azienda).