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 1998  agosto 31 Lunedì calendario

Herbert von Karajan dirigeva con la psicologia: non correggeva gli errori di cantanti e orchestrali, perché questo avrebbe provocato ulteriore scoraggiamento, e tentava soprattutto di penetrare l’anima degli interpreti

Herbert von Karajan dirigeva con la psicologia: non correggeva gli errori di cantanti e orchestrali, perché questo avrebbe provocato ulteriore scoraggiamento, e tentava soprattutto di penetrare l’anima degli interpreti. "Gli errori lo preoccupavano a malapena. Era generalmente indulgente verso gli scivoloni di routine durante le prove ", scrive Richard Osborne, autore adesso di una nuova biografia di 800 pagine (Herbert von Karajan.A Life in Music ). Sua mania, l’ipnosi e la lettura del pensiero. Telefonava a Carreras, suo grande amico, per parlargli "di cose che avrebbe potuto conoscere soltanto telepaticamente "ed Elizabeth Schwarzkopf racconta che una volta, in aeroporto, tentò di ipnotizzare la signora che gli stava seduta davanti puntandole gli occhi sulla schiena. Dunque, a differenza di Toscanini, un atteggiamento sul podio per niente dittatoriale. Infatti, un mucchio di cantanti lo adoravano. Domingo: "Ti lasciava cantare e interveniva soltanto se avevi bisogno di aiuto ". La Schwarzkopf: "Appiccicava l’interpretazione musicale come un chewing-gum si attacca al tacco". Altra artista soggiogata dal suo modo di dirgere: la Anna Tomowa-Sintow. Se però un cantante non gli dava retta, gli rendeva la vita difficile. La Birgit Nilsson racconta che allora "i cantanti venivano spinti a enormi velocità attraverso i loro ruoli, senza la possibilità di produrre un bel suono ". Una volta durante le prove alla Nilsson si sfilò la collana e Karajan commentò: "Costosissime perle che hai comprato con le astronomiche cifre della Scala?" e lei: "No, roba da quattro soldi comprata con i tuoi soldi di Vienna". Quando la Callas, furiosa per un bis durante una Lucia, gli girò le spalle, lui riuscì a sincronizzare lo stesso l’orchestra sui suoi movimenti. Karajan: "Non c’è niente di matematico nel dirigere un’orchestra: c’è più psicologia che algebra ". Era poi un pessimo guidatore al punto che Rostropovic gli diceva: "Herbert, se andiamo a scontrarci a questa velocità non sapranno mai distinguere se le ossa sono mie o t