Cristina Miglio e Franco Cologni, Il Sole-24 Ore 11/09/1998, 11 settembre 1998
Ogni italiano possiede in media otto orologi (dieci anni fa ne possedeva due). Duecentocinquanta operatori distribuiscono 500 marchi con un giro d’affari che nel 1997 è stato di 2
Ogni italiano possiede in media otto orologi (dieci anni fa ne possedeva due). Duecentocinquanta operatori distribuiscono 500 marchi con un giro d’affari che nel 1997 è stato di 2.007 miliardi (+5 per cento rispetto al ’96). Gli orologi arrivano sul nostro mercato per lo più finiti (poche le aziende che acquistano solo il movimento e lo dotano poi di cassa e bracciale). I più grandi produttori di movimenti sono i giapponesi, con Seiko e Citizen, mentre la Svizzera, con Eta, è leader assoluta per quanto riguarda la qualità. L’Italia importa da Hong Kong e Cina gli orologi da polso di bassa qualità (23,4 milioni di pezzi nel 1997, 13 milioni dei quali usati come gadget pubblicitari), dalla Svizzera e dal Giappone quelli di qualità più elevata (10 milioni di pezzi nello stesso anno, per un valore di 798 miliardi). Su 243 mila orologi preziosi importati, quasi 116 mila sono di produzione elvetica per un ammontare di 187 miliardi di lire. In espansione anche il mercato degli orologi da collezione, soprattutto quello europeo, a cui si deve il 58 per cento del volume d’affari. Patek Philippe (40 per cento del mercato), Rolex (20 per cento), Breguet (15 per cento), Cartier e Vacheron Constantin (10 per cento ciascuna) si spartiscono il 90 per cento del fatturato, che supera i 30 milioni di dollari (48 miliardi di lire) all’anno. Fino a qualche anno fa i collezionisti non mostravano interesse verso gli orologi recenti, oggi si possono trovare modelli di seconda mano tanto nuovi da non essere mai stati portati (spesso hanno ancora il certificato di autenticità e garanzia). Il loro prezzo può essere inferiore a quello praticato dai negozi. Questo nuovo fenomeno è accentuato dall’arrivo massiccio, specialmente da Hong Kong, di orologi di lusso comprati da poco e svenduti dai proprietari in preda al panico a causa della crisi finanziaria.