Decio Carugati, Avvenimenti 27/09/1998, 27 settembre 1998
Elio Lampridio sull’imperatore romano Antonino Gabalo: «...Per lui la vita non aveva alcun significato se non nella ricerca di sempre nuovi piaceri
Elio Lampridio sull’imperatore romano Antonino Gabalo: «...Per lui la vita non aveva alcun significato se non nella ricerca di sempre nuovi piaceri. Per primo fece fare le polpette con carne di pesce e di ostriche, litostriche e altri simili molluschi marini, e di gamberi, calamari e squille... Faceva cospargere di rose i triclini, i letti e i porticati, e si compiaceva di passeggiare per essi. I letti, sia delle sale da pranzo, sia delle camere, li aveva d’argento massiccio... Mangiava abbastanza spesso, ad imitazione di Apicio, calcagni di cammello e creste di galli, lingue di pavone e di usignolo, perché vi era la diceria che chi mangiava quella roba restasse immunizzato dalla peste... Al mare non mangiò mai pesce, mentre in luoghi lontanissimi dalla costa faceva sempre servire ogni tipo di specialità marine... Faceva portare il pesce dai suoi vivai, su carri trainati da buoi; passando poi davanti al mercato, scoppiava in lacrime commiserando la povertà in cui viveva la gente... Quando mangiava si sedeva sempre in mezzo ai fiori o circondato da profumi raffinati. Gli piaceva che nel riferirgli il costo di ciò che gli veniva servito a mensa si esagerassero i prezzi, affermando che ciò stuzzicava l’appetito... Rinchiudeva gli amici quando erano brilli, e poi all’improvviso, durante la notte, faceva irrompere nella stanza leoni, leopardi e orsi addomesticati, di modo che quelli, svegliandosi di soprassalto, si ritrovavano all’alba, o, quel che è peggio, di notte, nella stessa stanza, in compagnia di leoni, orsi e leopardi e la maggior parte ne morivano di spavento... Ai parassiti di corte offriva spesso una cena fatta tutta con cibi di cera, molte volte anche di legno, oppure d’avorio, talvolta anche di creta, in certi casi persino di marmo o di pietra, così che essi si vedevano porre dinanzi agli occhi tutte le vivande che lui mangiava, fatte però di una diversa sostanza, e dovevano accontentarsi di bere tra una portata e l’altra, e di lavarsi le mani, come se avessero realmente mangiato...».