Luigi Bignami, Corriere della Sera 27/09/1998, 27 settembre 1998
Negli ultimi trent’anni in Alaska la temperatura è cresciuta di 1,5 gradi (quella dei giorni estivi è aumentata dell’11 per cento)
Negli ultimi trent’anni in Alaska la temperatura è cresciuta di 1,5 gradi (quella dei giorni estivi è aumentata dell’11 per cento). Ciò ha provocato l’arretramento dei ghiacciai: il Columbia negli ultimi quindici anni si è ritirato di tredici chilometri, con conseguente formazione di iceberg e difficoltà per le navi che si devono avvicinare alla costa. La fusione del permafrost, il terreno eternamente ghiacciato all’interno dell’Alaska, produce acqua che invade grandi aree del paese, trasformandole in paludi. Una specie di scarafaggi che vive nella corteccia degli abeti ha causato la morte di un terzo delle foreste. La neve, che scende a fiocchi pesanti e bagnati, prima soffici e leggeri, spezza la cima degli alberi e spinge la taiga (fitta foresta di conifere) a nord. Lo scioglimento del ghiaccio ha aperto crepe nel terreno e inclinato le piante (’foreste ubriache”). Molte le strade interrotte e gli edifici abbandonati (l’ospedale di Kotzebue, l’università in costruzione a Fairbanks ecc.).