Margherita De Bac, Corriere della Sera, 24/10/1998; Daniela Daniele, La Stampa, 24/10/1998; Anna Tonelli, la Repubblica, 24/10/1998; Pietro Stramba-Badiale, líUnit 24/10/1998, 24 ottobre 1998
Cinque macachi, vaccinati e poi infettati con il virus dell’Aids, non si sarebbero ammalati. Altri due, vaccinati, avrebbero contratto l’infezione, ma questa avanzerebbe molto lentamente
Cinque macachi, vaccinati e poi infettati con il virus dell’Aids, non si sarebbero ammalati. Altri due, vaccinati, avrebbero contratto l’infezione, ma questa avanzerebbe molto lentamente. Il vaccino è stato scoperto da un’équipe di ricercatori italiani coordinata dalla dottoressa Barbara Ensoli del laboratorio di virologia dell’Istituto Superiore di Sanità. La Ensoli, allieva di Robert Gallo (coscopritore, con Luc Montagnier, del virus Hiv) e dell’immunologo Ferdinando Aiuti, ha spiegato il funzionamento del vaccino in un convegno che si è svolto a San Marino: il farmaco blocca la proteina Tat, che ha un ruolo fondamentale nella replica del virus. La ricerca degli ultimi dieci anni aveva tentato invece di impedire al virus di attaccare la cellula. L’anti-Tat non è tossico e verrà adesso sperimentato in quei paesi dove l’incidenza dell’Aids è molto alta (per esempio l’Uganda). Non si sarà certi della sua efficacia prima di cinque anni. Robert Gallo: «I risultati sono buoni e originali, ma ci sono dettagli da migliorare per la sicurezza del vaccino». Ferdinando Aiuti: «Una protezione del 70 per cento è soddisfacente, rientra nei valori di efficacia dei vaccini, che è tra il 50 e il 98 per cento». L’infettivologo Mauro Moroni: «Una via incoraggiante. Ma restano due domande. Che cosa accadrà nell’uomo? L’anti-Tat funzionerà sui sieropositivi?». Umberto Tirelli, del centro di riferimento oncologico di Aviano: «I dati sugli animali vanno presi con le pinze».