Mario Platero, Il Sole-24 Ore 25/10/98; R.Es., Alessandro Merli, Il Sole-24 Ore, 29/10/1998; Fabio Massimo Signoretti, la Repubblica 29/10/1998; Il Sole-24 Ore 30/10/1998; Marco Valsania, Il Sole-24 Ore 30/10/1998;, 29 ottobre 1998
I sette paesi forti presteranno soldi ai paesi deboli, se questi seguiranno politiche finanziarie gradite, ossia approvate dal Fondo Monetario Internazionale
I sette paesi forti presteranno soldi ai paesi deboli, se questi seguiranno politiche finanziarie gradite, ossia approvate dal Fondo Monetario Internazionale. Questo, venerdì scorso, nella riunione londinese dei G-7. I prestiti saranno a breve scadenza e concessi a tassi di mercato. Il problema è che il fabbisogno finanziario dei 16 maggiori Paesi emergenti da qui alla fine del 1999 è di 500 miliardi di dollari, mentre il Fondo monetario internazionale ha riserve per solo 340 miliardi. A Londra i G-7 si sono impegnati a trovare almeno 150 miliardi di dollari attraverso aiuti pubblici e finanziamenti da parte di istituzioni private.Il paese a maggior rischio è per il momento il Brasile, con un fabbisogno di 104 miliardi di dollari e riserve pari a 46 miliardi. Il prestito previsto è di 45 miliardi di dollari, 30 provenienti da Fmi, Banca mondiale, Banca Interamericana e 15 dalle grandi banche internazionali. Alle banche italiane è stato chiesto un contributo fra i 700 e gli 800 milioni di dollari. Il Brasile otterrà certamente questi soldi, perché il presidente Cardoso ha presentato proprio la settimana scorsa il piano triennale di risanamento delle finanze pubbliche, che al Fmi è piaciuto (ma che il Parlamento brasiliano deve ancora approvare). Il piano prevede nuove tasse, maggiore libertà di licenziamento nella pubblica amministrazione, riduzione del tasso di sconto, tetti salariali, eliminazione di pensioni precoci e speciali, limiti alle spese di governo stati e comuni. Venerdì scorso, quando questo piano è stato reso noto, la Borsa brasiliana ha guadagnato il 7,78%.