il manifesto, 04/11/1998, 4 novembre 1998
Giuseppe di Lello, sul ”manifesto”: «In base alla recente sentenza della Corte Costituzionale il diritto dell’imputato a tacere sulle accuse mosse ad altri permane, ma la difesa può ”contestarle”, sì che le argomentazioni critiche entrino a far parte degli atti dibattimentali e possano essere valutate dai giudicanti insieme agli altri elementi probatori [
Giuseppe di Lello, sul ”manifesto”: «In base alla recente sentenza della Corte Costituzionale il diritto dell’imputato a tacere sulle accuse mosse ad altri permane, ma la difesa può ”contestarle”, sì che le argomentazioni critiche entrino a far parte degli atti dibattimentali e possano essere valutate dai giudicanti insieme agli altri elementi probatori [...] Del resto queste ”contestazioni” già prima entravano nelle arringhe difensive ed erano affidate al buon cuore dei giudicanti: la loro inefficacia è immortalata nelle troppe sentenze di condanna basate sulla ontologica credibilità dei coimputati-accusatori».