Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1998  novembre 13 Venerdì calendario

Saddam potrebbe bombardare Israele? Reuven Pedatzur: «Credo di no»

Reuven Pedatzur, uno dei massimi esperti israeliani in materia militare, sulla crisi del Golfo: «Nel caso di un attacco non credo che l’Iraq risponderebbe sparando missili ”Scud” su Israele. Saddam non ha alcun interesse a dimostrare nei fatti che ha imbrogliato l’Onu per tutti gli ultimi sette anni. Ritengo del tutto irrealistico pensare che possa sparare testate convenzionali o chimiche su Tel Aviv. Eppoi i suoi arsenali missilistici sono semivuoti. Comunque Israele è ancora indifeso: non esiste un efficace missile anti-missile. Gli americani Patriot, gli unici che abbiamo a disposizione, fallirono al cento per cento nel 1991 e sono destinati a fallire ancora. Sono armi disegnate per colpire aerei in volo, non missili. Eppoi gli Scud sono ordigni obsoleti, quelli sparati contro di noi si distruggevano al rientro nell’atmosfera, cadevano già in pezzi, riducendo le possibilità che il Patriot colpisse la testata esplosiva. Nel breve periodo è possibile che il bombardamento sistematico degli arsenali e dei centri di produzione delle armi vietate dall’embargo possa sostituirsi alle ispezioni dell’Onu. Ma certo non come strategia permanente: gli ispettori dell’Unscom non hanno localizzato tutti i centri militari iracheni, per farlo devono potersi muovere liberamente nel Paese. E poi è sempre possibile riprendere la produzione di armi chimiche o biologiche dopo tre o quattro mesi dai bombardamenti».