Enrico Franceschini, la Repubblica 11/11/1998., 11 novembre 1998
Alle elezioni municipali che si sono svolte nello Stato di Israele gli ebrei russi, un milione di persone su una popolazione di sei milioni, hanno ottenuto cento seggi nei consigli comunali e quindici poltrone da sindaco
Alle elezioni municipali che si sono svolte nello Stato di Israele gli ebrei russi, un milione di persone su una popolazione di sei milioni, hanno ottenuto cento seggi nei consigli comunali e quindici poltrone da sindaco. Il loro partito, l’ ”Aliyah” (significa ”ascesa”), ha decuplicato i voti del ’93. L’ascesa dei russi ha creato tensioni e violenze di natura razziale. Gli ebrei immigrati dall’ex-Urss negli ultimi dieci anni, per lo più laici e indifferenti all’ideologia sionista, avrebbero un atteggiamento di superiorità verso il resto della popolazione, sentendosi bianchi, europeizzati e civilizzati in una nazione afroasiatica di teste calde. I sefarditi (ebrei di origine mediorientale) li rimproverano di non parlare l’ebraico, di non andare in sinagoga, di non osservare le restrizioni del Shabbat, di mangiare carne di maiale senza curarsi dei divieti religiosi. Ad agosto un ebreo russo di 14 anni è stato assassinato da una banda di giovani sefarditi a Rehov. Due giorni prima del voto un altro ebreo russo, ventenne, è stato ucciso a coltellate da un ebreo marocchino ad Ashkelon.