Fabio Galvano, La Stampa 09/11/1998; Mario Pappagallo, Corriere della Sera 10/11/1998., 9 novembre 1998
Gli scienziati dell’università americana del Wisconsin e un gruppo di loro colleghi scozzesi del Roslin Institute di Edinburgo (gli stessi che due anni fa clonarono la pecora Dolly) sono riusciti a isolare le cellule ”staminali” dell’individuo, cioè quelle cellule ancora capaci di trasformarsi in tutti i tipi di tessuto umano
Gli scienziati dell’università americana del Wisconsin e un gruppo di loro colleghi scozzesi del Roslin Institute di Edinburgo (gli stessi che due anni fa clonarono la pecora Dolly) sono riusciti a isolare le cellule ”staminali” dell’individuo, cioè quelle cellule ancora capaci di trasformarsi in tutti i tipi di tessuto umano. Tra pochi anni sarà possibile produrre (coltivando le cellule staminali) organi identici a quelli del paziente eliminando del tutto il problema del rigetto. Ogni essere umano potrebbe avere a disposizione un clone embrionale depositato in una banca genetica da usare nel caso di bisogno come kit di riserva per la costruzione di pezzi di ricambio. La scoperta crea problemi etici: la distinzione tra clonazione a scopo terapeutico e clonazione a scopo riproduttivo è molto labile. Il gemello embrionale sarebbe di fatto un essere umano clonato a cui viene impedito lo sviluppo, un umanoide ”coltivato” per un massimo di due settimane fino alla fase ”blastocistica”, quella in cui è possibile intervenire per isolare le cellule staminali. Antonio Spagnolo, dell’Istituto di bioetica della Cattolica di Roma, dice che la dignità di un essere umano inizia dall’attivazione del patrimonio genetico, non dopo qualche giorno e dunque non c’è distinzione tra embrione e pre-embrione (meno di 14 giorni). Ruggero Fariello, neurologo all’università Jefferson di Philadelphia: «I più vecchi tendono a pensare alle conseguenze, i più giovani sono più inclini al ”facciamo e poi vediamo che succede”».