f.gal., La Stampa 18/11/1998; Antonio Polito, la Repubblica 18/11/1998; Corriere della Sera 18/11/1998; il Giornale 18/11/1998; Il Messaggero 18/11/1998; L. Off, Corriere della Sera 19/11/1998; Delia Vaccarello, Anna Morelli, líUnit 19/11/1998., 18 novembre 1998
Per migliorare l’aspetto fisico di Georgia, una bambina inglese di 5 anni affetta da sindrome di down, i genitori Kim e David Fassey l’hanno sottoposta a tre operazioni di chirurgia estetica: alla lingua, agli occhi e alle orecchie (interventi eseguiti dal chirurgo Norman Waterhouse all’ospedale Chelsea and Westminster di Londra)
Per migliorare l’aspetto fisico di Georgia, una bambina inglese di 5 anni affetta da sindrome di down, i genitori Kim e David Fassey l’hanno sottoposta a tre operazioni di chirurgia estetica: alla lingua, agli occhi e alle orecchie (interventi eseguiti dal chirurgo Norman Waterhouse all’ospedale Chelsea and Westminster di Londra). La mamma: «Viviamo in una società che giudica la gente dall’aspetto esteriore. La società non cambia dall’oggi al domani. meglio che sia Georgia ad adeguarsi. Grazie ai miracoli della chirurgia plastica la bimba frequenta adesso un asilo normale, è accettata ovunque e tutti le vogliono bene». Secondo la ”Down’s Syndrome Association” i coniugi Fassey danno un cattivo esempio perché «occultano l’handicap» alimentando «pregiudizio e ignoranza». L’Anffas (associazione nazionale famiglie di disabili intellettivi e relazionali) si dichiara a favore della libertà di scelta delle persone Down e dei loro familiari «su tutte le terapie che la scienza medica mette a disposizione per migliorare la funzionalità del corpo, comprese quelle che hanno risultati sull’aspetto estetico». Anna Contardi, coordinatrice nazionale dell’Associazione italiana persone down: « troppo facile prendere una posizione quando non si vive un dramma così e in Gran Bretagna gli handicappati non sono integrati come da noi [...] Ma, detto questo, se un intervento ha solo fini estetici non si può che essere contrari». Il professor Giovanni Bollea, neuropsichiatra infantile: «Ognuno di noi, anche se ha solo una paralisi facciale cerca di eliminarla esteticamente. E perché il down non dovrebbe farlo? Fa piacere anche a lui sentirsi più bello, perché da adulto il concetto di bello, poi, ce l’ha. Il confronto lo fa. Qualsiasi cosa faciliti l’adattamento al mondo esterno va perseguito».