F.G., LíEspresso, 15/11/1998, 15 novembre 1998
Dario Bellodis, allenatore della nazionale femminile di sci di fondo, racconta che a Lahti, nel ’97, Manuela Di Centa finse una lussazione per saltare le gare ed evitare il controllo del sangue per il quale era stata sorteggiata (aveva valori dell’emoglobina troppo elevati per passare inosservati)
Dario Bellodis, allenatore della nazionale femminile di sci di fondo, racconta che a Lahti, nel ’97, Manuela Di Centa finse una lussazione per saltare le gare ed evitare il controllo del sangue per il quale era stata sorteggiata (aveva valori dell’emoglobina troppo elevati per passare inosservati). La notizia si sparse immediatamente, l’imbarazzo fu così grande che alla partenza si presentarono solo due atleti italiani. Bellodis dice che al ritorno dalla Finlandia si incontrò con il presidente della Fisi (Federazione italiana sport invernali), l’ex generale della Guardia di Finanza Carlo Valentino, per denunciare i fatti (particolarmente gravi in quanto la Di Centa veniva proposta come ambasciatrice degli atleti italiani) ma quello rispose «questi sono i metodi, prendere o lasciare». Bellodis si dimise. Sempre la Di Centa, nel ’94 era stata colta da un malore le cui cause non furono chiarite (tra l’altro fu ricoverata d’urgenza nella clinica del professor Francesco Conconi, rettore dell’università di Ferrara, noto assertore delle autoemotrasfusioni). La stampa parlò di blocco intestinale. Bellodis: «Noi che facciamo questo mestiere sappiamo benissimo fino a dove un determinato organismo può arrivare. Se va oltre, evidentemente sono intervenuti altri fattori».