Gabriele Romagnoli, La Stampa 24/11/1998; Alberto Pasolini Zanelli, il Giornale 24/11/1998; Arturo Zampaglione, la Repubblica 26/11/1998; Vittorio Zucconi, la Repubblica 27/11/1998., 24 novembre 1998
Milioni di americani hanno guardato un documentario della Cbs in cui il dottor Jack Kevorkian, soprannominato ”dottor Morte”, somministra l’iniezione letale a un malato terminale
Milioni di americani hanno guardato un documentario della Cbs in cui il dottor Jack Kevorkian, soprannominato ”dottor Morte”, somministra l’iniezione letale a un malato terminale. Il paziente, Tom Youk, cattolico di 52 anni, originario del Michigan, una passione per le auto d’epoca, affetto dal morbo di Lou Gehrig (una malattia che distrugge i muscoli), non aveva più forze nemmeno per inghiottire la propria saliva e rischiava in ogni momento di soffocare (eventualità che lo terrorizzava sopra ogni altra cosa). Nel filmato si vede il dialogo con il medico sulle modalità dell’eutanasia, l’ago nel braccio, i tre liquidi iniettati in vena (un potente sonnifero, una sostanza che blocca il cuore, un’ultima che toglie la vita), l’uomo che si addormenta, reclina la testa all’indietro, spalanca la bocca. Poi, sullo schermo, i familiari. La moglie Melody: «Sono grata a Kevorkian, ha risparmiato a mio marito altre sofferenze». Il dottor Morte: «Adesso devono incriminarmi. Se non lo fanno se ne devono andare. Se finirò in cella digiunerò fino a quando giungerà la mia ora». I magistrati, in effetti, hanno incriminato Kevorkian per omicidio premeditato, assistenza al suicidio e somministrazione di sostanze illecite. Il processo si terrà il 9 dicembre. In caso di condanna il medico, attualmente rilasciato dietro una cauzione di un miliardo e 400 milioni di lire, rischia l’ergastolo. Secondo il cardinale di New York O’Connor il gesto del dottor Morte potrebbe avere «terribili conseguenze per la società, che si trova su una china sdrucciolevole: i sostenitori dell’eutanasia sono sedotti dalla morte e considerano il suicidio come una cura per la malattia, come un modo di appropriarsi il potere della morte» (in America anche la maggior parte dei medici è contraria all’eutanasia). Kevorkian, che in otto anni ha aiutato a morire centotrenta persone, è stato processato tre volte per omicidio e sempre assolto: «Non lo faccio per una causa, lo faccio per me, da egoista: ho settantuno anni e quando la fine verrà, voglio che ci sia qualcuno legittimato a darmela senza il dolore».