Giampiero Moscato, Corriere della Sera 27/11/1998; Luigi Spezia, la Repubblica 27/11/1998; Paolo Marchi, il Giornale 27/11/1998, 27 novembre 1998
Alberto Tomba risulta nullatenente, cioè non possiede case, terreni, macchine e nemmeno mobili. I giudici di Bologna, che dopo averlo rinviato a giudizio per aver evaso 23 miliardi dal ’90 al ’97 avrebbero dovuto sequestrare in via cautelativa i suoi beni, si sono dovuti accontentare di crediti per un miliardo e 800 milioni derivanti da contratti di sponsorizzazione ufficiale
Alberto Tomba risulta nullatenente, cioè non possiede case, terreni, macchine e nemmeno mobili. I giudici di Bologna, che dopo averlo rinviato a giudizio per aver evaso 23 miliardi dal ’90 al ’97 avrebbero dovuto sequestrare in via cautelativa i suoi beni, si sono dovuti accontentare di crediti per un miliardo e 800 milioni derivanti da contratti di sponsorizzazione ufficiale. Secondo l’accusa, i soldi degli sponsor venivano incassati alle Isole Vergini e da lì tornavano in Europa attraverso società di comodo che avevano come soci i familiari di Tomba. La difesa: «Al limite si è trattato di una infedele dichiarazione dei redditi». Il reato di frode fiscale prevede una pena da uno a cinque anni.