Enrico Franceschini, la Repubblica 04/12/1998, 4 dicembre 1998
La ”guerra dell’acqua” coinvolge Siria, Libano, Israele, Giordania, Turchia, Iraq, Egitto. I più fortunati sono i popoli ”a monte”, vicino alla sorgente di un fiume, perché possono deviarne le acque; i più sfortunati quelli ”a valle”, che vedono improvvisamente ridotta la quantità d’acqua che bagna le loro terre
La ”guerra dell’acqua” coinvolge Siria, Libano, Israele, Giordania, Turchia, Iraq, Egitto. I più fortunati sono i popoli ”a monte”, vicino alla sorgente di un fiume, perché possono deviarne le acque; i più sfortunati quelli ”a valle”, che vedono improvvisamente ridotta la quantità d’acqua che bagna le loro terre. Peggio di tutti stanno i palestinesi, che non hanno fiumi e dipendono completamente da Israele. Moshe Israeli: «La guerra dell’acqua è una guerra senza vincitori, saremo tutti sconfitti se non studiamo insieme come uscirne». Secondo lui l’unica soluzione è la desalinizzazione dell’acqua marina, invenzione che ha aiutato i kibbutz israeliani a coltivare e far fiorire il deserto: «Le nuove tecnologie fanno passi da gigante, cinque anni fa l’acqua desalinizzata costava un dollaro al metro cubo, ora il costo è sceso a 65 centesimi...».