Sette 03/12/1998, 3 dicembre 1998
La Comunità montana dell’Altotevere umbro, allarmata dalla possibilità di clonare i tartufi pregiati, si è rivolta al Cnr
La Comunità montana dell’Altotevere umbro, allarmata dalla possibilità di clonare i tartufi pregiati, si è rivolta al Cnr. I ricercatori hanno visitato le coltivazioni sperimentali per fissare i criteri della certificazione ”ipg” (indicazione di provenienza geografica) o ”dop” (denominazione di origine di provenienza). I tartufi bianchi e neri più pregiati d’Italia si trovano in Umbria, Toscana, Marche, Piemonte. Le varietà umbre migliori sono la ”trifola bianca” di Città di Castello (costo: circa un milione e mezzo al chilo) e il tartufo nero pregiato di Norcia e della Valnerina (6-700 mila lire). Il tartufo bianco della Valtiberina (il ”bianchetto”) quota sulle 350 mila lire al chilo. Più economici (meno della metà di quelli pregiati) i tartufi neri estivi (gli ”scorzoni”) e quelli a uso industriale, per salse e prodotti aromatizzati (70-80 mila lire al chilo). I tartufi pregiati delle Langhe piemontesi o dell’Umbria possono costare 6-7 milioni al chilo. Il tartufo cinese (Tuber indicum Himalayensis) costa 10 dollari la libbra; quello magrebino, detto anche ”Terfezia” o ”tartufo del deserto”, 5 dollari al chilo. Si trova anche in Basilicata, Puglia, Calabria. Unico modo per distinguere un tartufo vero dal suo clone: il test del Dna (l’analisi al microscopio non è sufficiente).