Antonio Cianciullo, la Repubblica, 08/12/1998; Franco Foresta Martin, Corriere della Sera, 08/12/1998; Pietro Stramba-Badiale, l’Unit 08/12/1998, 8 dicembre 1998
In Africa il 18 per cento delle terre irrigate, il 60 per cento di quelle destinate all’agricoltura pluviale e il 70 per cento dei pascoli rischiano la desertificazione
In Africa il 18 per cento delle terre irrigate, il 60 per cento di quelle destinate all’agricoltura pluviale e il 70 per cento dei pascoli rischiano la desertificazione. Nei prossimi dieci anni, se non verranno prese misure adeguate, 135 milioni di persone (l’equivalente delle popolazioni di Italia, Spagna, Svizzera e Olanda messe insieme), saranno costrette a lasciare la propria terra (di queste, più della metà tenterà di entrare in Europa attraverso l’Italia e la Spagna). Tre le zone più a rischio: tutta la parte equatoriale, dal Corno d’Africa all’Atlantico; le regioni settentrionali che si affacciano sul Mediterraneo; le regioni più meridionali dell’Africa e del Madagascar. Nel Sahel (letteralmente: ”riva del deserto”), la siccità uccide 200 mila persone l’anno. In Senegal è scomparsa un’intera etnia. In Mauritania la sabbia ha conquistato il 90 per cento del territorio. Il sottosegretario all’ambiente Valerio Calzolaio: «Per affrontare il problema dei profughi ambientali, bisognerà compiere uno sforzo collettivo. Invece di rinegoziare il debito dei Paesi in via di sviluppo dopo catastrofi come Mitch, farlo prima, preventivamente, in modo direttamente proporzionale ai benefici ambientali ottenuti da ciascun Paese. In questo modo si creerà un doppio vantaggio: un tornaconto economico diretto per i governi che riescono a garantire un buon governo ecologico e una diminuzione dei flussi dei profughi ambientali».