Cesare Roccati, La Stampa 06/12/1998; Raul Wittenberg, líUnit 06/12/1998; Marco Zatterin, La Stampa 07/12/1998; Bianca Di Giovanni, líUnit 08/12/1998; r.e., il Giornale 12/12/1998., 6 dicembre 1998
Enrico Morando, responsabile delle politiche sociali dei Ds: « una svolta radicale perché per la prima volta si pone un limite all’intervento pubblico e si allinea l’Italia alle norme già vigenti in altri Paesi
Enrico Morando, responsabile delle politiche sociali dei Ds: « una svolta radicale perché per la prima volta si pone un limite all’intervento pubblico e si allinea l’Italia alle norme già vigenti in altri Paesi. Finora ad ogni catastrofe lo Stato è intervenuto spendendo dai 4.000 ai 7.000 miliardi, per l’alluvione in Piemonte del ’94 stiamo pagando 11.000 miliardi di addizionale Irpef. Una parte di questi fondi serve per ricostruire le infrastrutture e i beni comuni, una parte per risarcire parzialmente i privati del danno che hanno subito. Chi ha avuto il 30 per cento, chi il 70 per cento, a seconda delle disponibilità di bilancio. Ora questa iniziativa vuole uscire dall’intervento successivo all’evento, per il risarcimento, e destinare una parte dell’intervento alla prevenzione. Lo fa ridimensionando gradualmente la quota a suo carico che risarcisce i danni ai cittadini...». Venanzo Ronchetti, sindaco di Serravalle (Marche): «Qui da noi sono quasi tutti contadini, anziani che vivono con 800-900 mila lire al mese e magari avevano una vecchia casa di pietra. Tolti luce, acqua e gas come fanno a pagare pure l’assicurazione? Forse si dovrà ricorrere alle fasce di reddito». Per la parlamentare repubblicana delle Marche Luciana Sbardati la difesa del territorio non può essere pagata dai cittadini: «Non è così che ci si allinea all’Europa, perché nei paesi europei tutto funziona diversamente, a partire dal fisco». Renato Brunetta, economista veneziano: «Esiste un legame di solidarietà fra il cittadino che paga le imposte e lo Stato che offre i servizi. Se si rompe questo collegamento, si sbriciolano le istituzioni, i privati fanno per conto loro, e si arriva ad un punto in cui non hanno più senso né le tasse, né il mantenere in piedi un’organizzazione centrale. La sicurezza ambientale è un bene pubblico e come tale non ha prezzo: deve essere fornita dallo Stato a tutti senza alcuna discriminazione...»