Carlo Grande, La Stampa 11/12/1998, 11 dicembre 1998
«Il Mose sarebbe un catorcio inservibile: bisognerebbe avere uno sbarramento fisso, tenere sempre chiuse le paratoie, cioè interrompere lo scambio mare-laguna, trasformarla in una palude [
«Il Mose sarebbe un catorcio inservibile: bisognerebbe avere uno sbarramento fisso, tenere sempre chiuse le paratoie, cioè interrompere lo scambio mare-laguna, trasformarla in una palude [...]. La vera opera ciclopica è quella che stiamo facendo: sollevare il più grande centro storico abitato del mondo, sbancare parti della Laguna interrate per fare defluire l’acqua, ricostruire il secolare sistema di protezione del litorale, fare nuove spiagge, gli antichi murazzi, scavare decine di canali intasati, garantire la loro manutenzione. Poi si chiuderà la ferita dei canali dei petroli, trincea sottomarina profonda quasi venti metri. Questi sono gli interventi diffusi che tre leggi (del ’73, ’84 e ’92) ritengono prioritari [...]. Continuando con i lavori ”diffusi” daremo impulso ai posti di lavoro e possibilità enormi alle imprese» (Gianfranco Bettin).