Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1998  dicembre 17 Giovedì calendario

I medici di un’equipe sudcoreana sarebbero riusciti a clonare un embrione umano: lasciato sviluppare fino alla quarta cellula, sarebbe stato distrutto nel rispetto di un regolamento dell’ordine dei medici sudcoreani (che non ha valore di legge) contrario alle sperimentazioni genetiche «che possano violare la dignità umana»

I medici di un’equipe sudcoreana sarebbero riusciti a clonare un embrione umano: lasciato sviluppare fino alla quarta cellula, sarebbe stato distrutto nel rispetto di un regolamento dell’ordine dei medici sudcoreani (che non ha valore di legge) contrario alle sperimentazioni genetiche «che possano violare la dignità umana». L’esperimento, avvenuto nell’ospedale dell’università Kyunghee, a nord di Seul, è stato condotto dal professor Lee Po Yon. La cavia è una donna sui trenta-quarant’anni che dopo essersi sottoposta a un intervento di fecondazione in vitro donò un ovulo e alcune cellule del suo corpo. L’ovulo è stato privato del nucleo e sostituito con il nucleo di una cellula somatica (che contiene l’intero patrimonio genetico di una persona). Da questa nuova cellula se ne sono sviluppate quattro, identiche a quelle della donna. Il procedimento, noto come tecnica di Honolulu, è lo stesso utilizzato nel luglio scorso all’università delle Hawaii per produrre cinquanta copie di un topo. Lee Po Yon: «Personalmente sono contrario alla clonazione dell’uomo, ma ritengo che queste ricerche potranno portare alla produzione di tessuti e organi da utilizzare per il trapianto».