Alfonso Berardinelli, Corriere della Sera 07/01/1998; Lietta Tornabuoni, L’Espresso,, 7 gennaio 1998
«Mi pare che gli altri siano più benigni di lui nel giudicarlo. Conosce il mestiere di far ridere
«Mi pare che gli altri siano più benigni di lui nel giudicarlo. Conosce il mestiere di far ridere. Quando tocca le corde del sentimento, però, ad essere maligni, si direbbe che finga» (Alfredo Biondi). «Durante l’ultima mezz’ora del film gravava sulla sala come una cappa fradicia, in un concerto di nasi soffiati e colpi di tosse, e in un silenzio potentissimo. Tale era lo choc emotivo, che le battute e le gag [...] non servivano solo a proteggere il bambino dalla verità, ma anche il pubblico dalle lacrime. Le risate erano liberatorie per molti (per esempio per chi scrive) [...] Da quando il tragico irrompe in scena, [...] il comico lo prende in consegna per non mollarlo più. E procedono assieme: eh si, proprio come in Chaplin [...]» (Michele Serra). «Il film è due film di un’ora circa ciascuno, il primo da ridere, il secondo da piangere [...] Le due parti stanno insieme senza sfiorarsi e non si può dire che La vita è bella sia pienamente riuscito, Ma è sinora il miglior film di Benigni regista» (Lietta Tornabuoni sull’’Espresso”).