la Repubblica 09/01/1998, 9 gennaio 1998
«Ogni comico ormai porta un messaggio. Il messaggio del film di Benigni è che sei milioni di ebrei sono stati sterminati, ma la vita è bella: mi sembra un messaggio del cazzo» (l’Elefantino)
«Ogni comico ormai porta un messaggio. Il messaggio del film di Benigni è che sei milioni di ebrei sono stati sterminati, ma la vita è bella: mi sembra un messaggio del cazzo» (l’Elefantino). «Manca la regia, manca la poesia. Con la Poesia e la regia avremmo forse accettato che si piangesse-ridesse su Auschwitz. Senza poesia e regia, zero, resta la sgradevolissima sensazione della furbata, della conquista del pubblico riciclandosi dopo filmetti disimpegnati con una parvenza (parodia) di serietà». [5] «Situando la sua idea, piuttosto seducente, in un campo di sterminio ossia nell’unico luogo in cui sarebbe del tutto inimmaginabile e che trae la sua specificità da questa stessa impossibilità, Benigni non firma, pur con le migliori intenzioni, la prima commedia ”negazionista” della storia del cinema?» (’Le Monde”).