Lietta Tornabuoni, La Stampa 08/01/1998; Goffredo Fofi, Panorama 15/01/1998, 8 gennaio 1998
«Benigni. Fortuna? Astuzia? Servilismo? Tant’è che oggi vi sono dei poveri guastatori che diventano in breve il riverito volto propagandistico del potere: dei Giamburrasca che diventano dei Goebbels, attenti naturalmente, dati i tempi, a essere un po’ più cattivi del primo e un po’ più buoni del secondo» (Giuseppe Conte)
«Benigni. Fortuna? Astuzia? Servilismo? Tant’è che oggi vi sono dei poveri guastatori che diventano in breve il riverito volto propagandistico del potere: dei Giamburrasca che diventano dei Goebbels, attenti naturalmente, dati i tempi, a essere un po’ più cattivi del primo e un po’ più buoni del secondo» (Giuseppe Conte). «A Roberto Benigni e al suo La vita è bella sta capitando il meglio e il peggio che possa capitare in Italia: avere un gran successo popolare con incassi di oltre quaranta miliardi in pochi giorni, e insieme diventare un fenomeno di costume, un simbolo etico, un pretesto di esibizioni private, un oggetto politico [...] alcuni della sinistra o della destra credono di dar prova della propria indipendenza giudicandolo male o bene [...] Esagerazioni, assurdità, schematismi, meschinerie, scemenze, pregiudizi o sfruttamento di successo altrui, si capisce. Per il costume italiano non è una novità, è anzi il ripetersi eloquente di un’abitudine nazionale» (Lietta Tornabuoni). «Che ”piaccia a tutti” è da vedere, e conosco molte brave persone che il film ha indignate; che ”piaccia agli ebrei” vuol dire, se è vero, che c’è anche tra loro chi si accontenta di molto poco; e fosse anche vero che ”piace a tutti”, potrò ben dire che a me non è piaciuto?» (Goffredo Fofi).