Michele Serra, la Repubblica 08/01/1998, 8 gennaio 1998
«Come si costruisce una stroncatura eroica? Si fa, per esempio, come ha fatto Alfonso Berardinelli, l’altro ieri, sul ”Corriere della Sera”, a proposito del film di Benigni
«Come si costruisce una stroncatura eroica? Si fa, per esempio, come ha fatto Alfonso Berardinelli, l’altro ieri, sul ”Corriere della Sera”, a proposito del film di Benigni. Si scrive cioè una stroncatura classica, nella quale l’autore spiega diligentemente e correttamente perché un’opera non gli è piaciuta affatto. Ma la si fa precedere da un breve cappello (ripeto, contestuale: che è un modo elegante per dire pretestuoso) nel quale si avverte il lettore che il film in questione è protetto da una sorta di cordone sanitario fatto di acritica esaltazione e di benevolenza faziosa. Il critico, dunque, si presenta al lettore autoproclamandosi solitario nemico (eroico, appunto) del conformismo culturale. Nel caso specifico, all’allestimento dello scenario eroico provvedono, coon ottima intesa, titolista ed estensore dell’articolo. L’occhiello avverte che ”La vita è bella è un mediocre film passato per un capolavoro per colpa del patriottismo progressista” [....] Parlando in generale direi che la stroncatura eroica, come genere, non è molto eroico, e al contrario è sempre sospettabile di slealtà» (Michele Serra).