la Repubblica 05/03/1998, 5 marzo 1998
Testo della Motivazione con la quale la Commissione ha negato il visto al film (tra parentesi le repliche dei due registi): 1) Si ravvisa nel film una rappresentazione spregiudicata, di natura psico-patologica, riguardante una cultura che non esiste se non nella forzatura deteriore di chi tende a degradare la dignità del popolo siciliano, del mondo italiano e dell’umanità («Le vere offese sono le raffiche di luoghi comuni appioppati da un certo cinema, da Buzzanca alle Piovre»)
Testo della Motivazione con la quale la Commissione ha negato il visto al film (tra parentesi le repliche dei due registi): 1) Si ravvisa nel film una rappresentazione spregiudicata, di natura psico-patologica, riguardante una cultura che non esiste se non nella forzatura deteriore di chi tende a degradare la dignità del popolo siciliano, del mondo italiano e dell’umanità («Le vere offese sono le raffiche di luoghi comuni appioppati da un certo cinema, da Buzzanca alle Piovre»). 2) Si ravvisa inoltre una palese violazione dell’articolo 21 della Costituzione in quanto offensivo del buon costume, inteso come insieme delle regole esterne del comportamento che stabiliscono ciò che è socialmente approvato e tollerato specie riguardo alla sfera delle relazioni sessuali tra individui (« la motivazione più assurda, l’articolo 21 tutela proprio la libertà d’espressione»). 3) Si ravvisa, altresì, una violazione palese degli articoli 402 e seguenti del Codice Penale, in quanto il film esprime un esplicito atteggiamento di disprezzo verso il sentimento religioso in generale e quello cristiano in particolare, disconoscendo al sacro e alle sue componenti (dogmi e riti) le ragioni di valore e di pregio a esso riconosciute dalla comunità. Difatti, il diritto di esprimere opinioni dissacratorie o miscredenti trova un limite non superabile nel rispetto dovuto al sentimento religioso della collettività («Il nostro è un film profondamente e disperatamente religioso [...] Un richiamo a un Dio lontano, forse sconfitto da un Male sempre più trionfante. Ma forse quei censori troverebbero blasfemo anche il grido di Cristo in croce: Dio mio perché mi hai abbandonato?»). 4) Si sottolinea infine lo squallore di scene chiaramente blasfeme e sacrileghe, intrise di degrado morale, di violenza gratuita e di sessualità perversa e bestiale, con sequenze laide e disgustose («Fosse così, visto che i maniaci sessuali abbondano, sbancheremmo il botteghino. Invece dobbiamo avvisarli: se vi aspettate scene osé non chiedete indietro i soldi. Nel film non c’è nulla d’erotico»).