Massimo Gramellini, La Stampa 04/03/1998, 4 marzo 1998
I commissari vengono nominati dalla presidenza del Consiglio «secondo criteri rigorosi. Nel senso che tengono conto scrupolosamente delle raccomandazioni
I commissari vengono nominati dalla presidenza del Consiglio «secondo criteri rigorosi. Nel senso che tengono conto scrupolosamente delle raccomandazioni. C’è l’addetto stampa di un sottosegretario allo Spettacolo da sistemare? O un sedicente regista in credito con la beneficenza pubblica degli indecorosi articoli 28 da ricompensare? Niente di meglio che una bella nomina a censore di Stato. Ne esistono per tutti i gusti: psicologi, pedagoghi, giornalisti, persino un generale in pensione. Scarseggiano le donne, che un minimo di buon gusto lo conservano ancora. E mancano i preti, che magari qualche battuta sulla religione la lascerebbero passare. In compenso abbondano i baciapile. Il presidente è un magistrato, il cui voto vale doppio. Lo stipendio non è un granché: 50.000 lire lorde a seduta, una volta alla settimana, più i rimborsi spese per l’aereo, l’albergo, il ristorante e il bus (il taxi no, è censurato) [...] Ogni settimana i censori si riuniscono in una saletta romana e vedono due pellicole» (Massimo Gramellini).