Giorgio Teruzzi, Specchio 07/09/1996, 7 settembre 1996
Quando si parla di dinosauri vengono alla mente immagini esotiche di scheletri che affiorano dal suolo arido dei deserti d’Asia e d’Africa o dalle badlands nordamericane
Quando si parla di dinosauri vengono alla mente immagini esotiche di scheletri che affiorano dal suolo arido dei deserti d’Asia e d’Africa o dalle badlands nordamericane. «Nel corso dell’Era Mesozoica queste aree corrispondevano a vaste porzioni di terre emerse; nessuna meraviglia quindi che i loro resti si siano accumulati in gran numero nei letti degli antichi fiumi, delle paludi e dei laghi che all’epoca costellavano quelle regioni. Nel corso della stessa Era le rocce che oggi costituiscono buona parte delle Alpi meridionali e dell’Appenino si andavano formando sul fondo dell’estremità occidentale della Tetide, un oceano a forma d’immenso cuneo che, con la punta a Ovest fra Europa e Africa, si espandeva fino ad arrivare al Giappone e al Pacifico. Essendo queste rocce d’origine marina, la maggior parte dei fossili che contengono sono resti di animali che popolavano i mari. Era quindi giustificata l’opinione, corrente fino a una dozzina d’anni fa, che i dinosauri, animali terrestri, non avessero trovato un ambiente adatto nella regione corrispondente all’Italia di un tempo. Per la verità sulle Alpi erano noti resti di rettili terrestri in giacimenti di età compresa fra i 235 e i 220 milioni di anni fa; fra questi quelli del Ticinosuco, un rettile tecodonte simile a un coccodrillo ma con le zampe dritte, ritenuto un possibile antenato dei dinosauri [...] Una volta scoperta la chiave di volta di dove cercare, impronte di dinosauri sono state segnalate in un gran numero di località, e continuamente ne vengono scoperte di nuove; un quadro si è capovolto: le rive dei nostri mari brulicavano di Dinosauri» (Giorgio Teruzzi).