Maria Luisa Bozzi, Specchio 10/08/1996, 10 agosto 1996
Il Velociraptor, parente del dinosauro di Pietraroia, era alto poco più di un metro, lungo dalla testa alla coda da 2 a 4 metri, tutto sommato leggero (45-70 chili), gli arti posteriori da velocista, quelli anteriori lunghi e forti, dita artigliate in grado d’afferrare qualsiasi preda, in particolare un artiglio incurvato a forma di falcetto nel secondo dito del piede, con bordi affilati come un rasoio e straordinaria manovrabilità
Il Velociraptor, parente del dinosauro di Pietraroia, era alto poco più di un metro, lungo dalla testa alla coda da 2 a 4 metri, tutto sommato leggero (45-70 chili), gli arti posteriori da velocista, quelli anteriori lunghi e forti, dita artigliate in grado d’afferrare qualsiasi preda, in particolare un artiglio incurvato a forma di falcetto nel secondo dito del piede, con bordi affilati come un rasoio e straordinaria manovrabilità. Grazie a uno speciale legamento l’animale lo teneva sollevato contro la zampa durante la corsa e il riposo, in modo da sottrarlo all’usura. Quando correva a grandi falcate, il corpo parallelo al terreno, testa e zampe posteriori protese in avanti, poteva raggiungere i 50 chilometri l’ora e, manovrando come un timone la lunga coda rigida protesa all’indietro, poteva cambiare direzione repentinamente. Raggiunta la vittima, si metteva in equilibrio su una sola zampa, con l’altra dava l’assalto a colpi di falcetto. In presenza di una preda troppo grande, si alleava con alcuni compagni.