Michael Crichton, Specchio 05/10/1996, 5 ottobre 1996
Nel 1786, tre quarti di secolo prima di Darwin, poco dopo la rivoluzione americana, il barone Georges Cuvier dimostrò per la prima volta che le specie si estinguono
Nel 1786, tre quarti di secolo prima di Darwin, poco dopo la rivoluzione americana, il barone Georges Cuvier dimostrò per la prima volta che le specie si estinguono. L’estinzione veniva considerata un evento banale: era semplicemente una prova di mancato adattamento. Negli anni Settanta, con l’enorme incremento della popolazione, la distruzione delle foreste pluviali, l’inquinamento, i cambiamenti del clima, ci si cominciò a chiedere se la specie umana avesse adottato un comportamento che l’avrebbe portata all’estinzione. Cominciarono a circolare nuove nozioni sulla morte dei dinosauri. Si sapeva che tutte le specie si erano estinte in un arco di tempo relativamente breve, nel Cretacico, circa 65 milioni d’anni fa. Alcuni paleontologi ritenevano che vi fosse stata una catastrofe, altri che la sparizione fosse stata graduale, in un arco da diecimila a dieci milioni di anni. Nel 1980 Luis Alvarez e tre suoi colleghi scoprirono un’alta concentrazione di iridio in rocce risalenti alla fine del Cretaceo e all’inizio del Terziario. L’Iridio, raro sulla Terra, abbonda però nelle meteoriti. L’équipe d’Alvarez sostenne che tutto faceva presagire che all’epoca una gigantesca meteorite, con diametro di molti chilometri, fosse entrata in collisione con la Terra, con conseguente ricaduta di polvere e detriti, cielo oscurato, interruzione della fotosintesi, morte di piante e animali, fine dei dinosauri. La teoria ebbe grande successo di media e di pubblico, mancava però il cratere di questo meteorite. Vennero indicati vari luoghi. Qualcuno fece notare che in passato si erano verificati cinque grandi periodi di estinzione: erano stati provocati tutti da meteoriti? Si potevano ipotizzare catastrofi cicliche ogni 26 milioni di anni?