Giorgio Bocca, la Repubblica 09/05/1998, 9 maggio 1998
C’è da uscire pazzi dalla tragedia di Sarno per i morti e per i dispersi, ma anche per le follie dei vivi, «per il numero delle cose che in questo luogo della Campania , ma anche nel resto del Mezzogiorno e di Italia non sembrano più possibili
C’è da uscire pazzi dalla tragedia di Sarno per i morti e per i dispersi, ma anche per le follie dei vivi, «per il numero delle cose che in questo luogo della Campania , ma anche nel resto del Mezzogiorno e di Italia non sembrano più possibili.
A Sarno avevano una montagna. L’hanno ferita, devastata con gli incendi dolosi, con l’incuria o l’abbandono delle opere forestali, con i sentieri e i viottoli mal disegnati che si sono trasformati in fiumi di fango, con le case costruite sul conoide di deiezione. Per colpa di chi? [...]
Nella valle del Po fra Crissolo e Paesana ci sono quattro abitati sorti sui terreni alluvionali, dentro la fascia a rischio, in Valtellina il venti per cento della montagna potrebbe franare, due terzi di Italia sono terra ballerina e terra franosa. Non siamo più il paese delle tragedie annunciate, siamo il paese che ogni giorno si affida al miracolo delle tragedie scampate, rimandate [...]» (Giorgio Bocca).