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 1998  maggio 08 Venerdì calendario

Il dissesto idrogeologico, legato anche al cambiamento climatico, c’è in Germania, c’è in Francia, c’è in Olanda

Il dissesto idrogeologico, legato anche al cambiamento climatico, c’è in Germania, c’è in Francia, c’è in Olanda. Solo che là non ci sono i morti. Perché? «Perché non ci sono le case lungo i fiumi che tradizionalmente esondano, non si fa costruire dove c’è pericolo di frane» (Walter Ganapini) «Il punto centrale è questo: come mai soggetti pubblici e privati dotati di normale razionalità si insediano in località notoriamente sottoposte a rischio di perdite anche gravi per calamità naturali? Non si tratta di autolesionismo. Il fatto è che risulta ormai diffusa la consapevolezza che in caso di danni provocati da tali calamità, interviene lo Stato con indennizzi talora anche piuttosto generosi, decisi sull’onda delle pur giustificate emozioni suscitate dalle circostanze. Viene dunque artificialmente eliminato , almeno in parte, il disincentivo a non localizzarsi in aree a rischio. Infatti le risorse finanziarie destinate ai risarcimenti sono di ammontare assai superiore a quello delle attività di prevenzione [...] I princìpi dell’economia e del buon senso insegnano che per rendere minimo l’onere sociale, i costi derivanti da eventi rischiosi vanno imputati a chi è in grado di evitarli, o di renderli minimi: costano meno alla società gli insediamenti in zone non sottoposte a rischio, piuttosto che in aree dove possono essere danneggiati, e poi indennizzati a carico del bilancio pubblico [...] Lo strumento esiste. Si tratta dell’assicurazione commisurata al rischio idrogeologico che grava sul soggetto che vi si è sottoposto, e che quindi opererà le sue scelte sulla base del costo sociale che esse provocano, senza addossare oneri alla collettività. Le soluzioni pratiche sono varie. Si va dalla proposta di un’assicurazione obbligatoria, alla semi-obbligatorietà applicata in Francia, dove chi sceglie la copertura incendio deve accettare anche la copertura per calamità naturali». (Emilio Gerelli).