Antonio Cianciullo, la Repubblica 09/05/1998, 9 maggio 1998
Evacuazioni. «La verità è che nonostante si sapesse che si rischiava la strage, si è permesso di costruire su terreni che non potevano star su
Evacuazioni. «La verità è che nonostante si sapesse che si rischiava la strage, si è permesso di costruire su terreni che non potevano star su. Quando c’è materiale vulcanico su rocce calcaree e pendenze come quelle dei paesi colpiti non c’è niente da fare. Non c’è barba d’ingegnere che possa evitare le frane». Dunque lei suggerisce di evacuare tutti gli abitanti delle zone a rischio. Ma si tratta di due terzi dell’Italia. «C’è rischio e rischio. Spostiamo chi abita in zone in cui la minaccia è grave. Certo, si tratta di centinaia di migliaia di famiglie, in larga parte concentrate in Campania dove si addensa il venti per cento dell’abusivismo nazionale. Ma non c’è alternativa. O si fa così o si aspetta il prossimo disastro». Il governo dell’Ulivo cos’ha fatto sinora per voltare pagina? «Come Lavori pubblici abbiamo preparato un testo, il provvedimento 2772, che risponde esattamente alle esigenze che oggi sono drammaticamente evidenti. La legge prevede che entro sei mesi dall’approvazione si stabiliscano i criteri per differenziare i territori in base al rischio idrogeologico. Poi le regioni avranno altri dodici mesi per stabilire la perimetrazione delle varie aree. E per ogni area di rischio scatteranno misure che arrivano fino al divieto assoluto di costruzione e all’allontanamento degli abitanti». Questo progetto non poteva essere varato prima del disastro? «Veramente abbiamo presentato questo testo un anno e mezzo fa ed è rimasto sepolto nei cassetti del Parlamento. Ora sembra che l’iter sia sbloccato». Se venisse approvato le responsabilità della pianificazione passerebbe definitivamente alle Regioni? «Per le perimetrazioni sì. Poi c’è un altro capitolo che riguarda il monitoraggio che dovrebbe far scattare in tempo il campanello d’allarme. Oggi esiste una rete di sensori inattiva: ci sono le stazioni dell’Enel, dell’Eni, della Forestale. Ciascuna di queste postazioni può ricevere segnali in grado di far capire che il pericolo è vicino. Ma non sanno a chi trasmetterli. Con la nuova legge sarà la Provincia a coordinare queste informazioni» (Gianni Mattioli).