Enrico Pedemonte, LíEspresso 28/05/1998, 28 maggio 1998
I concorrenti (non solo informatici) di Microsoft cominciano a spaventarsi: Bill Gates entra nell’editoria? Si impegna direttamente nel commercio elettronico aprendo i propri negozi virtuali? Vuol diventare l’esattore di Internet prelevando una piccola somma dalle tasche dei consumatori per ogni operazione? Finché i computer erano solo strumenti per lavorare, Gates non dava fastidio
I concorrenti (non solo informatici) di Microsoft cominciano a spaventarsi: Bill Gates entra nell’editoria? Si impegna direttamente nel commercio elettronico aprendo i propri negozi virtuali? Vuol diventare l’esattore di Internet prelevando una piccola somma dalle tasche dei consumatori per ogni operazione? Finché i computer erano solo strumenti per lavorare, Gates non dava fastidio. Adesso i computer diventano terminali per acquistare beni, leggere giornali, passare il tempo libero. Gli americani che utilizzano la rete sono almeno 50 milioni: per questo Bill Clinton ha varato un piano che impedisce agli Stati federali di applicare nuove tasse agli scambi di merci che avvengono in rete. Il ministro della Giustizia del Connecticut, Richard Blumenthal, dice che «Nessuna azienda può avere il monopolio dell’accesso alla rete telematica, perché chi controlla questa controlla il commercio elettronico». Contro Microsoft si è creata una coalizione, una lobby di aziende, che comprende Sun Microsystem, Oracle, Ibm, Netscape. Il 9 ottobre dello scorso anno l’ufficio antitrust del governo americano ha accusato Gates di aver obbligato alcune aziende che producono computer (Compaq, Dell) a installare sui loro prodotti non solo il sistema operativo Windows 95 ma anche Internet Explorer, contravvenendo così a un preciso accordo firmato nel ’95: ha usato il suo potere di monopolista per avvantaggiarsi sul mercato. Ai giudici viene chiesto di affibbiare alla Microsoft un’ammenda di un miliardo di dollari al giorno finché non smetterà di seguire pratiche monopolistiche.