Maurizio Blondet, Avvenire 30/05/1998, 30 maggio 1998
Sganciare una bomba atomica su India e Pakistan?
Giappone e Russia. Il Giappone «ha due reattori tipo Superphoenix, da cui trarre tutto l’esplosivo che vuole. Ha la capacità tecnologica, ovviamente. Ha i missili-vettori. E di recente ha dichiarato di aver ”perso” 13 chili di uranio arricchito» Come, ”perso”? «Non mi faccia parlare. Quel che posso dirle è che 13 chili di materiale bastano al Giappone per costruire tre o quattro bombe. Quale sarebbe l’altro Paese che l’esempio dell’India può invogliare a... «La Russia». Ma è già una potenza atomica. «Ciò che conta è la nuova ”dottrina strategica” che sta formulando il General Staff militare russo. Mi spiego: durante la guerra fredda, Usa e Urss avevano ciascuno almeno 20 mila testate operative. Perciò la Russia sapeva che non le conveniva sferrare un ”primo colpo” nucleare, perché non sarebbe riuscita a distruggere l’intero arsenale americano, e sarebbe stata esposta alla ritorsione nemica». E ora che cosa è cambiato? «India e Pakistan non hanno tante bombe. Contro di loro è possibile azzardare un ”primo colpo” atomico con la buona probabilità di annullare tutte le loro capacità di ritorsione». E dunque? «Nelle teste dei quattro o cinque generali russi che decidono queste cose, s’è fatta strada l’idea che in un conflitto regionale la Bomba possa essere usata per un ”primo colpo”. La prospettiva il ingolosisce tanto più perché il resto delle forze russe, convenzionali, è al disatro. L’unica arma efficace rimasta loro è la bomba». Uno spaventoso rovesciamento di prospettive militari: la Bomba, da arma ”teorica”, diventa un’arma concretamente ”usabile”. «In una zona del mondo ad alta instabilità, che sprofonda in una crisi economica enorme, dove infuriano odii etnico-religiosi e nazionalismi irriducibili, nonostante tutto il parlare di ”globalizzazione. Io ho paura. Lei no?» (Maurizio Martellini)