Eugenio Scalfari, la Repubblica 06/02/1998, 6 febbraio 1998
Sempre martedì, a Cavalese, un bireattore Ea-6B delle forze aeree Usa in missione d’addestramento, volando a bassissima quota, ha tranciato i cavi della Funivia: 20 morti, per lo più turisti (tedeschi, polacchi, italiani)
Sempre martedì, a Cavalese, un bireattore Ea-6B delle forze aeree Usa in missione d’addestramento, volando a bassissima quota, ha tranciato i cavi della Funivia: 20 morti, per lo più turisti (tedeschi, polacchi, italiani). Secondo il ministro della Difesa Beniamino Andreatta l’aereo era fuori rotta. Il comandante dei marines del Sud Europa, Guy Vanderilnden, sostiene invece che «si trattava di un volo a bassa quota su traiettoria assegnata». «Andreatta ha dunque mentito al Parlamento? Sarebbe gravissimo e perciò non sembra possibile. Allora mente il generale americano? Sarebbe gravissimo anche questo, ma un generale dei ”marines” pensa soprattutto a salvare i suoi uomini [...] Le Basi Nato ci sono e debbono restare. Nessuno di noi è antiamericano, anzi [...] Importa invece moltissimo salvaguardare il futuro e riaffermare la sovranità dello Stato sul territorio» (Eugenio Scalfari). In base agli accordi internazionali, l’Italia non ha nessun diritto di giudicare i quattro piloti americani colpevoli della strage. Gli americani potrebbero rinunciare al loro diritto e delegare gli italiani a condurre il processo, ma non hanno alcuna intenzione di farlo.