Corriere della Sera 26/09/1998, 26 settembre 1998
Salvatore Anacondia detto ”Mano mozza” (da bambino perse una mano), il più importante boss delle cosche pugliesi, all’inizio degli anni novanta lesse alcuni articoli dove si parlava della sperimentazione nei trapianti d’arti
Salvatore Anacondia detto ”Mano mozza” (da bambino perse una mano), il più importante boss delle cosche pugliesi, all’inizio degli anni novanta lesse alcuni articoli dove si parlava della sperimentazione nei trapianti d’arti. Preso appuntamento con un luminare del Nord Italia, si presentò con un impeccabile abito stile inglese. Quando quello gli spiegò perplesso che si trattava di un intervento particolarmente difficile, soprattutto perché non esistevano norme per ottenere la mano da impiantare, tagliò corto: «Non c’è problema, mi dica come le serve: io di mani ne trovo quante vuole...».