Alessandra Farkas, Corriere della Sera 18/12/1998, 18 dicembre 1998
Il Congresso nazionale iracheno è composto da fondamentalisti islamici, nazionalisti curdi e arabi, liberal democratici e democratici di sinistra
Il Congresso nazionale iracheno è composto da fondamentalisti islamici, nazionalisti curdi e arabi, liberal democratici e democratici di sinistra. Li capeggia Ahmed Chalabi, 54 anni, ex banchiere con un dottorato all’Università di Chicago. Come pensate di liberarvi da Saddam? «Da soli, servendoci delle nostre truppe, oltre 10 mila uomini già in assetto di guerra nel nord e sud del Paese. Un’invasione di terra dell’esercito americano o alleato non occorre. Dagli Usa abbiamo bisogno di supporto aereo, addestramento e di informazioni tattiche e strategiche dall’alto». Con quali obiettivi? «Vogliamo che l’America dichiari una zona di esclusione militare nel sud-ovest del Paese, simile alla no-fly zone già esistente. Per garantire che Saddam la rispetti basterebbero i jet. Ciò ci consentirebbe di prendere il controllo dei territori evacuati, instaurando un governo provvisorio. Saddam sarebbe tagliato fuori dall’unico accesso al mare e noi preleveremmo le enormi riserve di petrolio a Sud, per riscattare il popolo iracheno». Esiste la speranza di un golpe anti-Saddam organizzato dal suo stesso entourage? «Assolutamente no, ed è stato proprio questo uno dei maggiori punti d’attrito tra noi e il governo Usa. L’America era convinta che per sbarazzarsi del regime bastasse sponsorizzare un golpe ma noi l’abbiamo persuasa che Hussein è immune da attacchi provenienti dall’interno. Invece di colpirlo dove è forte, è meglio mettere alla prova le sue debolezze. E il suo vero tallone d’Achille è la campagna, dove la gente aspetta solo un cenno per insorgere». Ne è così sicuro? «Sì. Decine di persone sono pronte a combattere al nostro fianco, inclusa la Guardia Repubblicana e l’esercito che non hanno alcuna voglia di morire per lui».