Corriere della Sera 02/01/1999, 2 gennaio 1999
Mario Monti: «Ieri, per la prima volta dalle guerre di indipendenza, l’Italia ha rafforzato l’unità nazionale vincendo un conflitto che aveva per obiettivo la perdita di una parte dell’indipendenza nazionale
Mario Monti: «Ieri, per la prima volta dalle guerre di indipendenza, l’Italia ha rafforzato l’unità nazionale vincendo un conflitto che aveva per obiettivo la perdita di una parte dell’indipendenza nazionale. La perdita dell’indipendenza è stata vantaggiosa e dignitosa. Vantaggiosa, perché la sovranità perduta - quella monetaria e finanziaria - era stata generalmente esercitata male nel corso dei decenni, si risolveva in un danno, non in un beneficio per gli italiani. Dignitosa, perché i poteri che hanno lasciato Roma non sono stati requisiti da una potenza straniera, né risucchiati, attraverso il mercato, da una banca centrale straniera più potente di altre, come di fatto avveniva da anni [...] stata necessaria una guerra, vinta, per perdere quella parte nociva dell’indipendenza nazionale. La guerra per l’ingresso nell’euro. Una guerra di liberazione: non dallo straniero questa volta, ma dalla parte peggiore di noi stessi. Anzi, in qualche modo con l’aiuto e la pressione dello straniero, forse accettato perché si presentava con il colore azzurro dell’Unione Europea. La liberazione consisteva nell’espellere dalla cultura italiana la parte meno buona di essa (l’imprevidenza sociale nei confronti del futuro, quale si manifesta nel tollerare una moneta debole e un bilancio pubblico squilibrato), trasferendovi la cultura - estranea, se non straniera - della stabilità. Una guerra di popolo, si potrebbe quasi dire [...] quella ”guerra italiana di liberazione dalla lira” che è stata la rincorsa all’euro».