Marco Del Corona, Corriere della Sera 27/12/1998, 27 dicembre 1998
Khieu Samphan, 67 anni, capo di Stato della Kampuchea Democratica, il regime dei Khmer rossi, e Nuon Chea, 71 anni, ideologo del movimento, fedelissimi di Pol Pot, si sono arresi
Khieu Samphan, 67 anni, capo di Stato della Kampuchea Democratica, il regime dei Khmer rossi, e Nuon Chea, 71 anni, ideologo del movimento, fedelissimi di Pol Pot, si sono arresi. Samphan ha chiesto al governo cambogiano di poter vivere come un privato cittadino. Le trattative sulla resa sono state condotte direttamente dal primo ministro Hun Sen. L’abbandono della clandestinità è stato proclamato a Pailin, Cambogia occidentale (ai confini con la Thailandia), per anni roccaforte dei Khmer rossi, centro di estrazione di rubini e zaffiri pregiatissimi, capoluogo di un’area di fatto amministrata autonomamente da Ieng Sary, altro gerarca di Pol Pot. Le ultime unità della guerriglia si sono arrese lo scorso 5 dicembre. Rimane nella giungla Ta Mok, mente militare del movimento, al fianco di Pol Pot sin dagli inizi. Youk Chang, direttore a Phnom Penh del Documentation Center of Cambodia: «Cercano con questa mossa un vantaggio politico. Anche se molti cambogiani desiderano dimenticare il passato, questi sono assassini che non vanno perdonati». Le Nazioni Unite stanno valutando la possibilità di creare per la Cambogia un tribunale internazionale come quelli per i crimini nell’ex Jugoslavia e in Ruanda.