Andrea di Robilant, Ugo Bertone, Marco Neirotti, La Stampa 26/01/1999; Monica Marcenaro, il Giornale 26/01/1999, 26 gennaio 1999
Ad Anaheim, in California, durante l’assemblea annuale dell’American Association for the Advancement of Science, il ricercatore Craig Venter ha annunciato che la sua équipe è pronta a «costruire un organismo totalmente artificiale»
Ad Anaheim, in California, durante l’assemblea annuale dell’American Association for the Advancement of Science, il ricercatore Craig Venter ha annunciato che la sua équipe è pronta a «costruire un organismo totalmente artificiale». Sfruttando i processi della genetica e della biologia molecolare creerà una cellula batterica, un micro-organismo che rappresenti una forma elementare di vita: «Sono convinto che è ormai possibile dare vita a un organismo costruito interamente dall’uomo e capace di riprodursi [...] Non abbiamo ancora deciso di procedere con l’esperimento per dare tempo all’etica di raggiungerci». Renato Ugo, ordinario di chimica industriale, accademico dei Lincei e presidente dei ricercatori industriali: «Prendiamo il caso della mucca pazza. Tutto è nato dai prioni, fattori proteici artificiali di cui ignoriamo le possibili ricadute. la dimostrazione che è pericoloso introdurre qualcosa di totalmente nuovo nella natura». Monsignor Elio Sgreccia, docente di Bioetica alla Università Cattolica: «Non ha ancora spiegato come produrrà un passaggio dalla chimica alla biologia». Gianni Vattimo: «Quel che suscita perplessità sono questioni concrete come quella della ”proprietà” di questi viventi, e dei brevetti industriali che si dovrebbero stabilire su di loro. Produrremo forse una nuova razza di schiavi? Speriamo solo che, se nasceranno, anche in laboratorio, questi schiavi abbiano un giorno la forza di ribellarsi». Edoardo Boncinelli, responsabile del laboratorio di biologia molecolare al Dibit, il dipartimento di biotecnologie dell’Istituto scientifico San Raffaele di Milano: «Posso capire cosa voglia dire migliorare una pecora, ma davvero mi sfugge il fine di voler creare un nuovo batterio, come se al mondo ce ne fossero pochi».