Eugenio Occorso, la Repubblica 08/02/1999; M. Ima., Corriere della sera 09/02/1999, 8 febbraio 1999
Secondo lo scrittore e matematico Roberto Vacca, lo Stato, che nel Lotto scippa il 38 per cento a chi vince l’ambo e l’84 per cento a chi indovina la quaterna, col Superenalotto arriverebbe al 90 per cento e più: «Le regole nel caso del gioco d’azzardo sono chiare: deve esserci un rapporto adeguato fra la puntata e la vincita, basato sul calcolo delle probabilità
Secondo lo scrittore e matematico Roberto Vacca, lo Stato, che nel Lotto scippa il 38 per cento a chi vince l’ambo e l’84 per cento a chi indovina la quaterna, col Superenalotto arriverebbe al 90 per cento e più: «Le regole nel caso del gioco d’azzardo sono chiare: deve esserci un rapporto adeguato fra la puntata e la vincita, basato sul calcolo delle probabilità. Anche non esattissimo, perché qualsiasi biscazziere deve guadagnarci, ma qualcosa che non vada troppo lontano da una simmetria esatta, come invece fa il Superenalotto. Se è vero che le possibilità per una colonna di essere quella vincente sono una su 600 milioni, e c’è chi dice di più, allora la vincita dovrebbe essere: il valore di una singola colonna, 1.600 lire, moltiplicato 600 milioni, cioè 900 miliardi. Certo, lo Stato potrà trattenere qualcosa, ma aggiudicare un premio di 86 miliardi, cioè più di dieci volte inferiore a quanto sarebbe dovuto, mi pare ingiusto e scorretto. Lo Stato, nel campo del gioco d’azzardo come in altri, si presenta come un vero grassatore. Quello che conclude con gli scommettitori si chiama giuridicamente ”patto leonino”: è cioè palesemente ingiusto. come se comprassi una casa che vale 200 milioni per 2 miliardi: è vero che ho firmato, ma posso fare ricorso comunque per manifesta ingiustizia. Al confronto i biscazzieri sono agnellini». Nel 1998 il gioco che ha distribuito più denaro è stato il Lotto, con 7.200 miliardi. La regione in cui si è giocato di più è stata la Lombardia, seguita da Lazio, Campania, Puglia e Piemonte.