Andrea Berrini, D-la Repubblica delle donne 16/03/1999, 16 marzo 1999
Per mancanza di fondi l’autorità boliviana ha abdicato all’amministrazione del carcere di San Pedro, il più grande dello stato, con sede nella capitale La Paz
Per mancanza di fondi l’autorità boliviana ha abdicato all’amministrazione del carcere di San Pedro, il più grande dello stato, con sede nella capitale La Paz. Ora i detenuti, milleottocento, si autogestiscono: svolgono attività commerciali, ristoranti e bar, affittano e subaffittano le celle, ne regolano la compravendita, gestiscono la sicurezza. Ramon Vega, eletto delegato dai detenuti, baffi sottili e capelli lunghi sul collo: «Qui, due giorni alla settimana, c’è libero ingresso per mogli, fidanzate e amiche. Ci sono anche sessanta bambini, che vivono nel carcere coi loro padri. Per questo non c’è violenza a San Pedro. Con un’unica eccezione: la notte di Capodanno del 1997 una bambina di dieci anni cacciata dalla cella del padre che voleva festeggiare insieme alla moglie, si aggirava sola per i vicoli bui del carcere. Un detenuto ubriaco l’ha incontrata, l’ha violentata, l’ha uccisa. Può sembrare paradossale, ma l’episodio viene raccontato proprio a dimostrazione della pace che regna qui dentro». Una zona del carcere, Alamos, è riservata ai detenuti più ricchi, che si fanno servire i pasti da quelli più poveri (costo di una cella di Alamos: duemila dollari).